Never get so attached to a poem you forget truth that lacks lyricism - J. Newsom

Su un vecchio pezzo di carta

Posted: August 23rd, 2015 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Ho un gomitolo di rabbia incadescente, di sinapsi arroventate. Ho veleno sufficiente per domare questo rapido e inatteso, scuro, incedere biliare. Ho un gomitolo per tessere il mio cappio, gelosia che impara l’uncinetto. Matematico sfacelo, distruzione in atto, di ogni cellula del corpo che risponde all’ossessione con solerzia suicida – quanta isterica coerenza!


La cerimonia del me

Posted: February 23rd, 2014 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Mi riverso ancora caldo in questo spazio stretto. I confini fanno bene al cuore. Ti ripeto “bevi un sorso, vieni presto a letto”, non mi resta che aspettare. E’ una cerimonia del me, religioso rito di preparazione. Mi riscaldi anche svestito, mi trasformi, per portarmi infine a ebollizione.


Xaver

Posted: December 8th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Mi sono barricato in casa ad aspettare l’uragano. Son qui che tengo stretto tutto e noto che non è poi così tanto. Son qui che stringo il tuo nome fortissimo perché lo voglio appiccicato al cuore ancora un po’. Ti chiamo per sapere dove sei, vorrei averti appiccicato per un po’. Dici che non c’è nessun pericolo, ma sento già gli spifferi intrufolarsi e provare a soffiarti via.


Ordigni

Posted: November 5th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Ti ripeto: “Sono pieno di ordigni, dentro, e strappo sempre il filo sbagliato”. Mi dici: “Non è grave, imparerò a domare questo fuoco”. Ma nel momento in cui le azioni diventeranno ustioni sulla tua pelle, poi non lo so se le vorrò toccare. Basterebbe sapermi disinnescare.


Mar Morti

Posted: October 27th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | Tags: | 1 Comment »

Il mare scuro, nero, di colore, aveva onde pesanti come bare. La luna piena e il cielo le volevan sollevare, adagio, condurle in processione al loro funerale. E ci ho buttato dentro anche il mio corpo, sempre estraneo, come una mosca bianca in uno sciame kamikaze. E non lo so perché non riesce a galleggiare. Sei Lampedusa e terraferma e il molo, sei uno scoglio dove prender fiato. Ma ti allontani, ti ritrai mentre nuoto, trasformi questo amore in un naufragio.


Mani di Bianco

Posted: July 27th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , , , | 1 Comment »

La parete dietro al divano è una pozza di sangue e tu il tizio che chiamano a pulire la scena del crimine. Procedi lentamente per evitare sbavature. Spalmi il bianco più bianco del pennello sul bianco meno bianco che hai spalmato ieri e alla fine sembra tutto più chiaro. “Ma è sempre rosso” – ti dico – “lì sotto”. E non è per sminuire il tuo lavoro e non è di certo per farti demoralizzare. E’ che io sono quella parete e dietro ad ogni sorriso smagliante sento pulsare un rosso affilato, capace di mozzare le mani di bianco che imperterrito, fiducioso, mi tenderai.


Erster Mai

Posted: May 1st, 2013 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , | 2 Comments »

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate a leggere un po’ e mandare messaggi con scritto scusa sono mega raffreddato ci becchiamo domani. L’unica finestra di tutta casa si affaccia su un albero che si trova nel cortile interno del palazzo; se anche riuscissi a vedere attraverso questo rosa fitto di fiori davanti a me troverei soltanto un’inanimazione prolungata, una sorta di apnea serena. Potrei essere a Kotbusser Tor  a lasciare tracce di sudore sulla pelle di qualche sconosciuto che non guarda dove va, che a sua volta le lascerà su qualche sconosciuto intento a cercare i suoi amici, immobile come un faro dentro a una corrente che nemmeno capisce come funzioni. Potrei parlare più forte per sovrastare il caos di chi parla più forte nel tentativo di far capire alla sua ragazza, ostaggio del ritmo di un DJ set improvvisato, che “DEVO TROVARE UN POSTO DOVE PISCIARE”.

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate. Espiro con le labbra vicinissime al vetro e il rosa fitto di fiori diventa opaco, il mio fiato si espande sull’inanimazione ed è come spazzare via quell’ultimo brandello di mondo che ancora avevo, dall’unica finestra affacciata su un albero che si trova nel cortile interno del palazzo. Ma a rovinare il mio piano diabolico, su quella supeficie fredda non più trasparente, il ritrovamento imprevisto di una cinquina di impronte digitali. Prima ancora di chiamare la scientifica riesco a risalire al possessore. Lo vedo, distintamente, mentre mi implora di scendere in cortile e costruire un pupazzo di neve, con il palmo e il viso e ogni sporgenza schiacciate contro il vetro. Una cinuantina di centimetri più in su, questa macchia scura dov’erano appoggiate le tue labbra. Ci appoggio anche le mie e ti bacio, ancora, e di nuovo, e finché sarà necessario.

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate, in tua assenza nell’assenza di tutto il resto, a ricordarmi come da solo non mi basto.

 


Atlantico

Posted: March 16th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , , | 5 Comments »

Se l’oceano ti avesse rapito me ne starei sulla spiaggia con gli occhi spalancati e riuscirei a non dormire mai. La stessa onda placida che a tradimento si insinua nella bocca del bagnante porterebbe a riva con ingiustificata nonchalance il tuo orecchio destro. Dopo averlo ripulito dalle alghe e dal sale lo impugnerei all’altezza del mio orecchio sinistro, prolungandolo mentalmente con una testa, un naso, un orecchio, una bocca, due occhi, collo, busto, braccia, gambe, piedi, pancia da alcolista, occhiali, mani piccole, un livido sul fianco sinistro, capezzoli sensibili, voce occasionalmente acuta e due parole che mi dicevi prima di dormire e che non ho mai avuto il coraggio di ripetere. Se l’oceano ti avesse rapito guarderei il tuo ricordo negli occhi e gli direi di stare tranquillo, di attendere il pagamento del riscatto. Ma l’Atlantico non è così cattivo e l’abisso non è poi così scuro. E non c’è nessun rapimento. Solo il tuo posto e il mio posto e settemiladuecentosedici kilometri di acqua tra i due. E se l’oceano non ti avesse rapito, se te ne fossi semplicemente andato, nessun ponte sarà mai lungo abbastanza.


Una guida di Berlino – Monumento alle vittime dell’Olocausto

Posted: March 12th, 2013 | Author: | Filed under: Berlino, guida | 1 Comment »

Berlin Denkmal or a rendition of an old video game

I caduti aspettavano di essere raccolti ma tu non avevi occhi che per me. Non avevi occhi, o avresti notato quanto non desiderassi quelle attenzioni. I caduti non cadevano più, solidi come ricordi che non puoi zittire, erano una foresta di pensieri lastriformi in cui perderti, in cui abbandonarti e non trovarti più.

foto di loonatic


prima di dormire

Posted: January 20th, 2013 | Author: | Filed under: Larve | 2 Comments »

Al posto della bocca, rubinetti sigillati da cui gocciola un secreto muto. Si stacca dalle nostre labbra, tra uno sbadiglio e un ultimo bacio, per tuffarsi in un silenzio più grande che allaga la stanza, ti rimbomba in testa, non ti lascia dormire. La radio risponde agli ordini delle tue dita stanche, prontamente, e suona soltanto per noi un sottofondo di cattive notizie. Mentre altrove rotolano teste, le tue palpebre si chiudono sul giorno come ghigliottine spietate e il tasso di disoccupazione si alza come il tuo petto sotto la mia mano sotto la mia testa, per poi tornare giù. Le petroliere affondano in mari che diventano più neri dei sogni che stiamo per scordare. Mi sento in colpa perché va tutto bene anche se va tutto male, perché non so tenere gli occhi aperti.