Never get so attached to a poem you forget truth that lacks lyricism - J. Newsom

Avvento

Posted: December 10th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, Larve | Tags: , , | 2 Comments »

Il contorno al cioccolato suggerisce dei problemi con le attese. Alzo un po’ il riscaldamento, ripulisco gli angoli di questa bocca che non sa aspettare. Dicembre è appena nato, è nuovo di zecca, eppure io mi accingo a divorarne tutti i giorni. Vorrei essere di quelli che aprono una finestrella alla volta e vivono un giorno alla volta e sanno come fare. Ma sono uno di quelli che ha bisogno di sapere, di vedere una fine, e il calendario dell’avvento che mi hai regalato è già quasi vuoto.


bel pianto

Posted: November 11th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Vorrei che me lo chiedessi, anche se sai già la risposta. Due cani si attaccano nel ristorante e non si staccano più. Penso al sangue e a un occhio che si stacca, mentre la cameriera ossigenata chiede un bicchiere d’acqua. Vorrei un bacio senza museruola, feroce, che non si stacchi più. Someone pour water over them! grida ancora mentre i padroni dei cani fanno il tiro alla fune e per poco non si stacca una testa. Un boccale di birra come una cascata sulle teste di quel corpo multiforme che subito diventa due. Ho ancora delle patatine nel piatto e chiedimelo, per favore, anche se sai già la risposta. Mi scioglierei come una giugulare bucata, in un bel pianto anche senza un senso.


Detroit

Posted: November 1st, 2012 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , | 4 Comments »

A Detroit abbandonano le case come i cani sulle autostrade. Quando arriva Sandy a buttarle giù i ricordi intrappolati dentro si lasciano affogare, sono così  ingombranti che non passano dalle inferriate. Ti ho detto che mi piacciono le storie di fantasmi della vita reale, dove le assenze diventano presenze che non ti fanno dormire.

A Detroit abbandonano i ricordi come il guscio delle lumache. Ci metto dentro le tue ultime scuse e gliele lascio calpestare. Gliele faccio frantumare.


Buio presto

Posted: October 20th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

Mi guardi con l’ombrello ancora chiuso, dall’altro lato della strada. Mi piace camminare sotto la pioggia, hai detto, e nuotare in mare durante la tempesta. E non capisco se sono colpi di testa o c’è qualcosa da afferrare per restare a galla, una zolla che non diventi melma. Ritorna pure Autunno a un certo punto, non so se te l’ho detto. Ed anche quando viene buio presto io ti amerò lo stesso, ti starò addosso. Ma se poi viene buio pesto,  così presto, allora forse tu non puoi vederlo. Allora forse poi si spegne il giorno, e anch’io mi spengo e non mi trovi più. E allora penso siano colpi di testa, che in verità ti caghi sotto quando arriva la tempesta e non mi cerchi più.


Heimlich

Posted: August 25th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , | No Comments »

Ho discorsi poco masticati che rimangono incastrati in mezzo alla trachea. Se li prendessi dalle mie labbra e li appoggiassi sulle tue labbra litigare sarebbe un bacio e queste parole indigeste soltanto bolo da neutralizzare. Ma quando inizio a diventare blu tu non guardarmi così. Ho sentimenti asfissiati e pensieri ostruiti, e non mi servono più i baci ma pugni forti sul diaframma per farmeli sputare fuori. E quando inizio a diventare blu cerca di non esserci più.


Ululati indotti

Posted: August 4th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | Tags: | 1 Comment »

La notte frana su queste montagne come una slavina. E’ una colata di cemento disarmato che soffoca il cielo sempre a quest’ora.  La stessa in cui finisco di cenare e poi mi vesto, esco di casa e mi metto sulle tue tracce. Vorrei parlassimo la stessa lingua e potessimo darci appuntamento a metà strada. “Ti trovo bene”, direi, e tu apriresti quella bocca grande così grande progettata per-mangiarmi-meglio e  anziché avventarti sulla mia carne sbraneresti questo silenzio ipertrofico che mi separa da te. Ma non la parlo la tua lingua, non la conosco. La riproduco come posso e aspetto di sentire un ululato indotto per sapere se ci sei. Da qualche parte nel bosco parte un verso, e la tua voce che non mi riconosce mi lascia sapere che ci sei.  A volte vorrei che fossi morto, che rimanessi muto, e a volte mi basta sapere che ci sei.


Bermuda

Posted: July 26th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 1 Comment »

Aspetto navi salpate chissà quando, mi trovi tutto il giorno al porto. Ci son le tue risposte in quell’oceano, ma in quel mar morto così morto non tira un alito di vento e le tue vele spiegate, le spiegazioni velate, non riescono a portarle qui.

Ci sono flotte salpate chissà quando, le tue risposte, ma c’è un silenzio che le inghiotte e le contorce, come un triangolo delle Bermuda così grande, così distante che se urlassero il mio nome non le sentirei .

E vorrei essere il faro, davvero. Condurle lontano, al riparo. Ma sono luce vecchia che non brilla e che non vuoi vedere più.


All’improvviso riuscivo a sentire tutto il niente che volevi dire

Posted: July 5th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 5 Comments »

Ho messo in fila le mie cose ai piedi delle scale. Le ho messe in scatole di cartone, dentro valigie vuote che non pensavo avrei avuto il coraggio di riempire. Ho allineato le mie cose, in fila indiana come le mie mancanze che non ti stanchi di elencare. C’era la volta in cui ridevo senza motivo, il polpettone era insipido o il mio orgasmo poco convincente. E il mio silenzio come un’emorragia dalla bocca ha trasformato questa casa in una scena del crimine piena di macchie che non si lasciano smacchiare via.

“Sei nervosa?”, dice Elena alle mie spalle mentre mi chiude la cerniera fin su. Poi mi lancia quell’occhiata come se stessi andando al patibolo.  E Don Giuseppe mi chiede di amarti e rispettarti ma è come se mi stesse dando l’estrema unzione. Mi son lasciata seppellire dentro di te, una manciata di riso alla volta appena fuori dalla chiesa, il giorno del mio funerale.

Poi questa mattina mi hai detto che il caffè era troppo caldo e all’improvviso riuscivo a sentire tutto il niente che volevi dire. Le ho fatte cadere nella tazza che reggevi in mano, quelle parole, e le ho osservate sciogliersi in quel mare nero come cadaveri in acido di cui volevo cancellare l’esistenza. Non ha più senso rimanere qui.

 

 

 


Ora di andare

Posted: June 23rd, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 1 Comment »

Attraverso le fessure delle tapparelle abbassate le nostre ultime ore ci vengono a svegliare. Non sono fatte di minuti, ma di fotoni impietosi come proiettili sparati sul nostro sonno.  Ti appoggi un paio di occhi finti sulle palpebre serrate, ritagliati chissà dove, per non vedere una valigia chiusa davanti alla porta e un passaporto pronto a portarti via. E voglio un paio di pensieri finti, rassicuranti, da appoggiare sulle labbra serrate per dirti che la distanza non ci scalfirà. Poi quando è ora di andare abbandoni il letto come fosse una nave che affonda, un relitto dentro la tempesta . Quando è ora di andare vorrei chiederti di rimanere, vorrei saperti ancorare, ma questo letto è una nave che affonda e  il mio amore un salvagente bucato che non ci salverà.


Novilunio

Posted: June 2nd, 2012 | Author: | Filed under: Larve | No Comments »

La mano di Neil sulla mia spalla, stretta forte pochi secondi prima dell’atterraggio, dice ce l’abbiamo fatta e nessun altro ce l’ha fatta e everything has changed. E’ la stessa mano con cui Mary mi ha accarezzato la testa mentre tornavamo da quella gita delle superiori in cui abbiamo fatto il bagno nudi e ballato sulla spiaggia fino a perdere i sensi. Lo abbiamo davvero fatto e nessun altro lo ha davvero fatto e se qualcosa può essere per sempre allora è questo.  Il Pacifico grande e immenso e spaventoso adesso è un nido che ci accoglie a casa. Il presidente Nixon è in piedi con la mano tesa e la sua stretta ferma mi dice che ammarato fa rima con ammirato e la mia mano sporca di grasso per motori avrebbe dovuto ribattere che no, ammarato fa più rima con ammalato, ma ancora non avevo idea.

Vorrei poter amare le cose vicine. Vorrei poterle amare come le amavo prima, ma tutto quello che ho a portata di mano mi ricorda di quando la Terra era così piccola che avrei potuto mettermela in tasca o usarla come biglia per giocare in uno dei tuoi crateri. Vorrei potere amare il qui ed ora senza pensare che c’è una bandiera conficcata in un’ asciutta spiaggia siderale e un brandello della mia anima che sventola poco lontano.

La notte è una casa stregata e la tua luce un fantasma aggrappato al mio sonno che non mi fa dormire. Aspetto il novilunio, sempre. Come aspettavo il giorno di paga del mio primo lavoro, il concerto dei Beatles o il 4 Luglio. Nella tua assenza che affoga i miei ricordi nell’ombra trovo l’unica luce in grado di salvarmi.