Never get so attached to a poem you forget truth that lacks lyricism - J. Newsom

Cose che ti fissano mentre fai pipì allo Schokoladen

Posted: August 11th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, foto | Tags: , , , , , , | 5 Comments »

schokoladen


Ululati indotti

Posted: August 4th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | Tags: | 1 Comment »

La notte frana su queste montagne come una slavina. E’ una colata di cemento disarmato che soffoca il cielo sempre a quest’ora.  La stessa in cui finisco di cenare e poi mi vesto, esco di casa e mi metto sulle tue tracce. Vorrei parlassimo la stessa lingua e potessimo darci appuntamento a metà strada. “Ti trovo bene”, direi, e tu apriresti quella bocca grande così grande progettata per-mangiarmi-meglio e  anziché avventarti sulla mia carne sbraneresti questo silenzio ipertrofico che mi separa da te. Ma non la parlo la tua lingua, non la conosco. La riproduco come posso e aspetto di sentire un ululato indotto per sapere se ci sei. Da qualche parte nel bosco parte un verso, e la tua voce che non mi riconosce mi lascia sapere che ci sei.  A volte vorrei che fossi morto, che rimanessi muto, e a volte mi basta sapere che ci sei.


Anche i manichini mi schifano

Posted: July 30th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, foto | Tags: , , , , | 1 Comment »

manichino


Bermuda

Posted: July 26th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 1 Comment »

Aspetto navi salpate chissà quando, mi trovi tutto il giorno al porto. Ci son le tue risposte in quell’oceano, ma in quel mar morto così morto non tira un alito di vento e le tue vele spiegate, le spiegazioni velate, non riescono a portarle qui.

Ci sono flotte salpate chissà quando, le tue risposte, ma c’è un silenzio che le inghiotte e le contorce, come un triangolo delle Bermuda così grande, così distante che se urlassero il mio nome non le sentirei .

E vorrei essere il faro, davvero. Condurle lontano, al riparo. Ma sono luce vecchia che non brilla e che non vuoi vedere più.


Cose che mi fanno amare Berlino ancora di più

Posted: July 19th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, foto | Tags: , , , | 7 Comments »

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Please turn off this TV

Posted: July 10th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, foto | Tags: , , , , , , | No Comments »

street art Berlin


CSI – Schoenleinstrasse

Posted: July 7th, 2012 | Author: | Filed under: Berlino, foto | Tags: , , , , , | No Comments »

schoenleinstrasse

schoenleinstrasse


All’improvviso riuscivo a sentire tutto il niente che volevi dire

Posted: July 5th, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 5 Comments »

Ho messo in fila le mie cose ai piedi delle scale. Le ho messe in scatole di cartone, dentro valigie vuote che non pensavo avrei avuto il coraggio di riempire. Ho allineato le mie cose, in fila indiana come le mie mancanze che non ti stanchi di elencare. C’era la volta in cui ridevo senza motivo, il polpettone era insipido o il mio orgasmo poco convincente. E il mio silenzio come un’emorragia dalla bocca ha trasformato questa casa in una scena del crimine piena di macchie che non si lasciano smacchiare via.

“Sei nervosa?”, dice Elena alle mie spalle mentre mi chiude la cerniera fin su. Poi mi lancia quell’occhiata come se stessi andando al patibolo.  E Don Giuseppe mi chiede di amarti e rispettarti ma è come se mi stesse dando l’estrema unzione. Mi son lasciata seppellire dentro di te, una manciata di riso alla volta appena fuori dalla chiesa, il giorno del mio funerale.

Poi questa mattina mi hai detto che il caffè era troppo caldo e all’improvviso riuscivo a sentire tutto il niente che volevi dire. Le ho fatte cadere nella tazza che reggevi in mano, quelle parole, e le ho osservate sciogliersi in quel mare nero come cadaveri in acido di cui volevo cancellare l’esistenza. Non ha più senso rimanere qui.

 

 

 


Victoria “Bubusettete” Beckham

Posted: July 2nd, 2012 | Author: | Filed under: foto | Tags: , , , , , , | 2 Comments »

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Ora di andare

Posted: June 23rd, 2012 | Author: | Filed under: Larve | 1 Comment »

Attraverso le fessure delle tapparelle abbassate le nostre ultime ore ci vengono a svegliare. Non sono fatte di minuti, ma di fotoni impietosi come proiettili sparati sul nostro sonno.  Ti appoggi un paio di occhi finti sulle palpebre serrate, ritagliati chissà dove, per non vedere una valigia chiusa davanti alla porta e un passaporto pronto a portarti via. E voglio un paio di pensieri finti, rassicuranti, da appoggiare sulle labbra serrate per dirti che la distanza non ci scalfirà. Poi quando è ora di andare abbandoni il letto come fosse una nave che affonda, un relitto dentro la tempesta . Quando è ora di andare vorrei chiederti di rimanere, vorrei saperti ancorare, ma questo letto è una nave che affonda e  il mio amore un salvagente bucato che non ci salverà.