Never get so attached to a poem you forget truth that lacks lyricism - J. Newsom

Pamplona

Posted: March 31st, 2012 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , | No Comments »

Quello era il muro del mio primo bacio. Quando mi ha chiesto di chiudere gli occhi mi sono lasciato cadere all’indietro. Sentivo la pietra ruvida sui miei palmi e poi due mani morbide sui fianchi; la lingua immobile, le labbra timide come serrature arrugginite. Quello era il muro, ma è lontano ora che il pensiero può fermarsi mentre il corpo corre senza tregua. Sento uomini cadere alle mie spalle, tonfi pesanti come il mio respiro che non ne può più. C’è il negozio di mio nonno, la lavanderia e poi il cinema, ma non c’è un nascondiglio che i tori non conoscano. La città scorre più veloce che può sotto le mie scarpe da ginnastica e dentro i miei occhi è come sfogliare a velocità supersonica l’album di foto della mia vita; ci vedo il passato, il presente e il futuro in queste strade, mescolati al sangue sui muri e sulle corna e sui vestiti e sulle zampe. Mi hai detto Ci vediamo dopo, ma quello che volevi dire è Perché hai bisogno di avere paura?. Sei sul tetto e ci osservi in questo labirinto di strade, dozzine di piccoli pac-man che sfuggono ai propri inseguitori. Vorresti un joystick per mettermi al sicuro da quelle corna appuntite, ma l’unica cosa che puoi fare è cercarmi con una mano sulla bocca e un respiro così difficile che sembra il mio. Sono così vicini, adesso, che potrei dirti che odore hanno come potrei dirti che odore aveva mio padre la domenica mattina prima della messa. Vorrei che una navicella spaziale mi risucchiasse fuori da questo affanno; che i tuoi capelli fossero abbastanza lunghi da tendermi una treccia e farmi arrampicare via; che le bestie si scordassero dei loro cugini infilzati nelle arene e ci odiassero un po’ di meno. Mi hai detto Ci vediamo dopo e avrei voluto dirti Ho bisogno di avere paura perché se i tori non riescono a schiacciarmi forse poi non ci riesce nemmeno la vita. I padri pellegrini hanno esportato le città europee come fossero una catena di supermercati, una bibita o una serie tv. Hanno preso l’idea e se la sono portata dall’altra parte dell’oceano, per riproporla più grande e forse più bella. C’è una Firenze in Sud Carolina e una Berlino nel Vermont. Ci sono cinque Atene, dieci Londra, una manciata di Parigi. Pensavo che forse c’è una Pamplona, da qualche parte, in cui un altro me dorme abbracciato a un’altra te; ha una milza che non grida aiuto e una vita leggera. Sul suo petto la tua testa addormentata che gli toglie il respiro metaforicamente, senza comprimergli la cassa toracica come le mandrie di nemici che in questo momento mi passano sopra.