Never get so attached to a poem you forget truth that lacks lyricism - J. Newsom

Erster Mai

Posted: May 1st, 2013 | Author: | Filed under: Larve | Tags: , , | 2 Comments »

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate a leggere un po’ e mandare messaggi con scritto scusa sono mega raffreddato ci becchiamo domani. L’unica finestra di tutta casa si affaccia su un albero che si trova nel cortile interno del palazzo; se anche riuscissi a vedere attraverso questo rosa fitto di fiori davanti a me troverei soltanto un’inanimazione prolungata, una sorta di apnea serena. Potrei essere a Kotbusser Tor  a lasciare tracce di sudore sulla pelle di qualche sconosciuto che non guarda dove va, che a sua volta le lascerà su qualche sconosciuto intento a cercare i suoi amici, immobile come un faro dentro a una corrente che nemmeno capisce come funzioni. Potrei parlare più forte per sovrastare il caos di chi parla più forte nel tentativo di far capire alla sua ragazza, ostaggio del ritmo di un DJ set improvvisato, che “DEVO TROVARE UN POSTO DOVE PISCIARE”.

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate. Espiro con le labbra vicinissime al vetro e il rosa fitto di fiori diventa opaco, il mio fiato si espande sull’inanimazione ed è come spazzare via quell’ultimo brandello di mondo che ancora avevo, dall’unica finestra affacciata su un albero che si trova nel cortile interno del palazzo. Ma a rovinare il mio piano diabolico, su quella supeficie fredda non più trasparente, il ritrovamento imprevisto di una cinquina di impronte digitali. Prima ancora di chiamare la scientifica riesco a risalire al possessore. Lo vedo, distintamente, mentre mi implora di scendere in cortile e costruire un pupazzo di neve, con il palmo e il viso e ogni sporgenza schiacciate contro il vetro. Una cinuantina di centimetri più in su, questa macchia scura dov’erano appoggiate le tue labbra. Ci appoggio anche le mie e ti bacio, ancora, e di nuovo, e finché sarà necessario.

Il primo maggio mi piace stare dietro a tende tirate, in tua assenza nell’assenza di tutto il resto, a ricordarmi come da solo non mi basto.